#PARLAMIDITE: Intervista all’autrice Daria Reiani

Ciao Daria, benvenuta! Siamo davvero onorate di ospitarti e poterti intervistare!
La prima domanda è di carattere personale. Chi sei fuori dal mondo della carta stampata? Raccontaci un po’ di te, siamo donne quindi siamo curiose!!
Questa domanda non mi è nuova… mi chiamo Daria Reiani, nata nel 1990, ho una famiglia che amo e vivo in Toscana, nella provincia di Siena. Sono una ragazza qualunque, curiosa, diplomata al Liceo Socio Pedagogico, laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione. In realtà non c’è molto da dire. Attualmente frequento un corso serale alberghiero e, probabilmente, prossimamente uno per pizzaiolo ma, dovunque la strada mi porterà, non credo che potrei mai abbandonare la scrittura. È una delle poche cose che mi fa sentire viva. Magari suona melodrammatico ma è così. Quindi il mio sogno sarebbe riuscire a vivere della mia passione, o magari fare altro ma poter continuare a scrivere.
Come ti sei avvicinata/o al mondo della scrittura?
Appena dopo aver terminato nel lontano 2008 Breaking Dawn, ultimo capitolo della celebre saga di Stephenie Meyer, ho pensato “‘ommioddio’, e adesso?”. Rimasi talmente colpita da questa saga, in particolar modo da Twilight, che successivamente ho sentito il bisogno di rivivere quelle belle sensazioni ed emozioni provate nella lettura di questi libri. Il problema era che ogni volta che compravo un libro facevo sempre il paragone e, secondo il gusto personale che avevo, nessun romanzo riusciva in quel momento della mia vita a competere con i romanzi della Meyer. Così ho iniziato a scrivere qualcosa che rispecchiasse i miei gusti. Certo, ci sono stati anche altri fattori concomitanti e oserei dire sconcertanti (come la mia sfortuna in amore – ebbene sì, lo ammetto u.u – lo stress da studio per l’esame di maturità, il bisogno ardente di staccare dalla realtà e di rifugiarmi in un luogo tutto mio).

 

Parlaci delle tue opere. A quale sei più affezionato/a? Cosa significano per te?
Beh, quella a cui sono più affezionata è “Oltre il tempo – Parte prima”, specialmente perché è l’unica opera che ho scritto! xD ( In verità ho praticamente terminato anche il sequel e devo dire che sono MOLTO affezionata anche a quello ma non è ancora pronto per la pubblicazione, quindi direi che per il momento non conta ^_^ ).
Cosa significa per me? Moltissimo. È stata la mia fuga dalla realtà, un viaggio che mi ha fatto crescere ed emozionare, un’avventura sotto molti aspetti, se non altro per tutto l’impegno, la dedizione e la motivazione, la ‘capacità di resistenza’ che questo romanzo ha fatto emergere.

 

Quanto di te c’è nei tuoi personaggi?
Moltissimo, credo che sia quasi impossibile descrivere un personaggio senza metterci un pizzico di noi stessi, o comunque senza ‘calarsi nei suoi panni’. La protagonista del mio romanzo in particolare, Vivian, mi assomiglia molto. La sua voglia di libertà è la mia e forse anche la “naturale sbadataggine”.

 

Hai qualche scrittore a cui aspiri? Chi sono i tuoi miti?
Ci tengo a precisare che i miei miti non sono solo scrittori ma ogni artista che con le sue creazioni ha lasciato qualcosa agli altri. Charles Dickens e Shakespeare sono, a mio modesto parere, artisti come Peter Jackson, Freddie Mercury o Mahatma Gandhi (senza fare paragoni). In poche parole, ho molti “miti” che non si limitano solo al mondo della scrittura. Ma se devo rimanere entro questo ambito, confesso che Stephenie Meyer è uno dei miei miti ancora oggi, in particolare per il suo stile semplice e scorrevole. Anche quello di Tiziano Terzani mi affascina (specialmente per i contenuti), sebbene sia un genere molto diverso. Credo non sia facile scrivere in modo semplice. Molte volte sono tentata di esternare il mio io più profondo, la mia tendenza quasi schopenhaueriana nel mio caso tra la luce e l’ombra, tra gli istinti e la ragione, la mia pressoché perenne dissonanza cognitiva per l‘ “essere” e il “dover essere” (“il dubbio amletico” ahahah non è per fare pubblicità a Francesco Gabbani) tramite congetture alquanto complesse e astruse relative alla mia personale visione dell’ “ordine sociale”. Ma sono più per le cose genuine, chiare, semplici, purché trasmettano valori positivi. Credo che il mondo sia già abbastanza complicato.
Se dovessi scegliere tre autori italiani con cui lavorare chi sceglieresti? Autori e autrici self e non, ovviamente!
Sono sincera, a parte testi scolastici e universitari non ho letto moltissimi romanzi, in particolar modo italiani. Quello della scrittura è un mondo un po’ nuovo per me, la strada è lunga e ho ancora molto da imparare. Perciò, con tutto rispetto, per il momento non saprei. Se si intende però “lavorare” nel senso di “scrivere insieme”, allora molto probabilmente non potrei. Non credo sarei capace di scrivere un romanzo insieme ad un’altra persona. Quando scrivo devo essere padrona del mio mondo, libera, con i miei tempi, il mio stile, le mie idee ecc.
Se potessi scegliere tre libri scritti da altri e farli diventare tuoi, quali sceglieresti e perché?
“Twilight” non voglio più menzionarlo, quindi scelgo “Harry Potter” della Rowling, “Il Signore degli anelli” di Tolkien, “Ventimila leghe sotto i mari” di Verne e “Jurassic Park” di M. Crichton… perché sono state delle genialate!
Se un regista ti proponesse di fare un film tratto da un tuo libro, con chi vorresti lavorare? (Per autori con più libri pubblicati: quale dei tuoi lavori vorresti vedere sul grande schermo?)
Così di getto direi Len Wiseman…
Quale genere di libri non riesci a leggere e/o a scrivere?
Dipende anche dal mio umore. Di solito non riesco a leggere niente che non abbia come fulcro una storia d’amore e, di conseguenza, credo proprio che non riuscirei a scrivere qualcosa di diverso. Poi che sia di genere fantasy, storico, fantascientifico o altro, poco importa.
Qual è il libro che, secondo te, i nostri lettori dovrebbero leggere assolutamente?
“La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani, almeno una volta nella vita.
Hai un tuo rituale per scrivere? Che so, devi scrivere prima su carta e poi su pc? Solo di notte e nel letto?
No, non ho rituali particolari. Se stessi ad aspettare l’attimo perfetto potrei anche smettere. Scrivere per me è una specie di “catarsi graduale”, nel senso che mi immergo nella storia pian piano ed è questo a cui punto. Le uniche cose più o meno materiali che mi servono sono il computer, Internet e il “non vociare” (non dico “silenzio” perché per esempio adoro il cinguettio degli uccellini e il fruscio del vento o della pioggia). Solitamente però scrivo meglio di notte.
Che ne pensano la tua famiglia, gli amici e conoscenti, del tuo talento?
Eh, bella domanda ahahha. Alcuni pensano che sia una perdita di tempo e sarebbero addirittura felici se mi concentrassi su altro. Comprendo la preoccupazione e questo punto di vista.
Ti sei affidato/a a lettori beta o ad amici per l’editing?
Prima di rispondere a questa domanda non avevo la più pallida idea di che cosa fosse un “lettore beta”, perciò colgo l’occasione ringraziando per l’opportunità del questionario.
L’unico lettore beta è stata mia mamma alla quale comunque non ho lasciato carta bianca (spesso abbiamo contrasti sulle virgole… non so se mi spiego xD).

 

Quale fatto non leggeremo mai in un tuo libro? Violenza, guerra, amore, ecc?
Nel mio romanzo c’è un po’ di tutto, specialmente nel sequel. Mai dire mai, quando si tratta di scrivere non ho regole anche se per il momento mi rivolgo ad un pubblico young adult, senza eccessi.
Qual è il tuo pensiero sul mondo del self publishing? Secondo te meglio pubblicare soli o con casa editrice di qualunque portata?
Credo che la vita da “self” sia dura e impegnativa, se non altro per partecipare in maniera continuativa ai vari incontri e manifestazioni dell’ambito letterario che ci sono in Italia (lo scrittore self deve farlo se vuole far conoscere il proprio lavoro/i e vendere). Credo che avere una casa editrice che stampa e pubblicizza un’opera – se non altro tenendola in punti vendita fisici – sia la cosa più conveniente perché l’autore avrebbe così modo di “mangiare” con un altro lavoro, cosa che – mi spiace dirlo, credo di essere realista – con la professione di scrittore, salvo casi rari, questo non è possibile.
Spesso e volentieri, purtroppo, salta all’occhio qualche discussione: autori contro autori, lotte fra editori e così via. Perché secondo te succede? Pensi che ne risenta l’intero movimento o che siano fiammelle isolate?
È ovvio che nel mondo dell’editoria ci siano interessi forti e che ognuno cerchi di arrivare in alto. Questo genera competitività e concorrenza paurose. Perciò non mi sorprendo. Poi, certo, ci sono discussioni per quanto riguarda i gusti personali, per ciò che si ritiene che un’opera debba e non debba avere. Faccio un esempio: non mi piace quando i protagonisti di una storia danno un cattivo esempio (es. sono truffatori senza scrupoli e se ne vantano senza pentimento o perdono la testa lasciandosi andare ad una notte di sesso non protetto con il primo belloccio/belloccia che capita come se fosse una cosa perfettamente normale) e la morale è povera. Che esempio è per i giovani?
Ti facciamo ora qualche domanda secca… ci avviamo verso la fine dell’intervista!

 

Bianco e nero o tante sfumature?
Perché limitarsi a uno o pochi colori, arlecchino! Il mondo dev’essere colorato!

 

Racconto in prima o terza persona?

Li preferisco generalmente in prima persona.
Thriller o romanzo rosa?
Romanzo rosa.
Contemporaneo o storico?
Dipende dal romanzo. Generalmente preferisco gli storici.
Cartaceo o digitale?
Cartaceo o digitale fa lo stesso, l’importante è leggere! (Preferisco il cartaceo comunque xD)
Lettura sotto l’ombrellone o libro e cioccolata calda davanti al camino?
Quando c’è la cioccolata calda di mezzo non c’è partita… e poi sulla spiaggia avrei troppe “distrazioni” (if you know that I mean… ahahaha!).
Unico narratore o due punti di vista alternati?
La soluzione dei due punti di vista alternati mi intriga, può essere molto interessante a patto che non sciupi il suspense, eventuali sorprese e colpi di scena.

 

Ambientazione in Italia o in all’estero?
Sono più propensa per l’estero, per luoghi che conosco poco. O magari per l’Italia ma in un’ambientazione non contemporanea. Quando leggo mi piace essere trasportata altrove, è l’unico modo di viaggiare senza spendere. Andiamo via ogni tanto, perlomeno con la fantasia!
È bene comunque rammentare M. Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

 

L’intervista è giunta al termine, purtroppo o per fortuna. Ti ringrazio calorosamente per esserti prestato/a al mio piccolo interrogatorio! In bocca al lupo per tutto!

Ilenia

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